Oggi visitiamo la parte SUD del territorio delle Terre di Focara, non sarà un vero e proprio sentiero, piuttosto un percorso anche molto affascinante per la storia racchiusa nei luoghi che incontreremo.

Raggiungiamo la frazione di Santo Stefano dove c’è una chiesa che si trova lungo la via che porta alla Pieve di San Pietro in Maceula (località Babbucce).

Le pievi erano gestite dalla curia e rappresentavano il sistema attraverso il quale la Chiesa riscuoteva  i contributi e amministrava le terre di sua proprietà; dobbiamo ringraziare la conservazione degli atti relativi a queste transizioni se a oggi possiamo ricostruire com’era la vita nelle Terre di Focara fin dai tempi antichi. Sul territorio di Focara le pievi erano tre: Pieve di San Cristoforo (attuale chiesa di Colombarone), Pieve di Santa Sofia (attuale chiesa di Pieve Vecchia), Pieve di San Pietro (distrutta e presumibilmente esistente dove attualmente c’è il monastero delle Carmelitane a Monteluro).

I presuli ravennati governarono le Terre di Focara come un feudo dal X sino al XIV secolo attraverso lo strumento dell’enfiteusi. Enfiteusi spinte, talvolta, all’obbligo di dimora nei castelli per gli enfiteuti stessi. Nel caso in cui essi non avessero potuto risiedervi, gli arcivescovi autorizzavano la presenza di un altro castellano a loro nome. Il territorio andava presidiato attraverso “luogotenenti” che non avrebbero dovuto cedere alle lusinghe annessioniste delle città vicine: Rimini soprattutto e Pesaro. Mentre i castelli di Ligabicci, Galiola e Granarola, Gradara, Fanano e Fiorenzuola rappresentano, odiernamente, un esempio di resilienza di quelle comunità, essendo ancora abitati, Monte Corbino è l’unico centro, tra quel li presenti in documentazione, scomparso da secoli. Il castello di Monte Corbino, collocato tra i colli di Gradara e Granarola e attivo almeno dal IX-X secolo fu abbandonato, prestamente, tra XI e XII secolo. Dal l’XI secolo il centro fortificato non è più menzionato come titolare di una curtis, apparendo citato come fundus o locus, inserito a vario titolo o nella corte del castello di Granarola o in quella di Galiola. Se, quindi, nel 998 il centro fu indicato come castellum Montis Corbini cum omni integritate sua esso, nel 1032, risultava locus. Ciò induce a ritenere che quel luogo sia stato decastellato precocemente nei primi anni dell’XI secolo. È evidente come il castello di Monte Corbino rappresenti, per le Terre di Focara, un’anomalia istituzionale e topografica. Esso nacque nell’alto Medioevo come un modestissimo villaggio d’altura, un’azienda presumibilmente formata da pochi nuclei familiari divenuta castello in un periodo fausto, tra IX e X secolo. Un momento di “fortuna” elevò, istituzionalmente, quel piccolo villaggio a castello titolare di una corte. Il centro non riuscì a emergere nel paesaggio a differenza dei circonvicini, risultando in crisi agli esordi dell’XI secolo. La crisi, per Monte Corbino, si risolse in decastellamento, un esempio di sito di “insuccesso” per questo territorio tra Marche e Romagna. Monte Corbino risultò “in più” in un paesaggio già consolidato e legato ad altri centri, la sua ristretta corte finì per essere inglobata in quelle di Granarola e Galiola. FONTE IL PAESAGGIO DEGLI ARCIVESCOVI – DANIELE SACCO.

Interessante da analizzare è l’argomento riguardante le Pievi insistenti sul territorio delle Terre di Focara; erano tre, San Cristoforo, Santa Sofia e San Pietro, di cui si ha traccia nei documenti della Chiesa. Ciò su cui sarebbe interessante approfondire la conoscenza è il fatto che dalla via Flaminia, all’altezza della Pieve di San Cristoforo (protettore dei naufraghi) attuale Chiesa di Colombarone, dipartiva una strada che di Pieve in Pieve raggiungeva Fossombrone. https://prolocogabicce.it/2020/11/02/le-tre-pievi-delle-terre-di-focara/

Si potrebbe ipotizzare la realizzazione di un Cammino delle Pievi, lungo il quale attraversare i borghi per conoscere la storia del nostro territorio. Per il momento godetevi questa passeggiata autunnale ai confini delle Terre di Focara.

Le due pievi che visitiamo nel percorso del video si trovano esattamente alle punte del confine SUD-EST per ciò che riguarda la Pieve di San Pietro (attuale Santo Stefano) e SUD-OVEST per ciò che riguarda la Pieve di Santa Sofia (attuale Pieve Vecchia).