Il sentiero Fonte del Coppo sale dalla spiaggia sassosa tra Gabicce Mare e Baia Vallugola. È un percorso difficile e non va affrontato senza guida di esperti.

Come altri percorsi lungo la falesia anche questo è stato utilizzato dai contrabbandieri per raggiungere velocemente Gabicce Monte e nascondere la merce.

Nel XII secolo una selva, con querce, si estende va lungo tutto il crinale del San Bartolo, da Ligabicci a Santa Marina, passando per Galiola e Fiorenzuola. Essa scendeva, con delle propaggini, verso est al mare e verso ovest al Piano Antico; era chiamata nella corte di Ligabicci, “Cerreto” – “Cerreto Antico” – “Cerreto di Balbo”, mentre nella corte di Galiola: “Gualdo o Valdonica” (Cerreto = Quercus cerris).

Attorno al castello di Ligabicci il bosco diveniva la “Fratta”, così come la Selva dei Paliacci diveniva “fratta” attorno al castello di Granarola e la Selva Rotonda “fratta” attorno al castello di Gradara. Il “Cerreto Balbo”, nel versante occidentale del San Bartolo, si caratterizzava per la presenza anche di olivi che, probabilmente, avevano soppiantato parte delle selve. Immediatamente a monte dell’attuale frazione di Colombarone erano attestati salici.

Il bosco del Cerreto, nella valle (Valle de Medio) che discendeva allo scalo di Vallugola, era posto anche sotto il toponimo di Selbelle. Su tutto il rilievo del San Bartolo, particolarmente nella corte di Galiola, erano attestate ginestre (Spartium junceum); segnaliamo che all’esterno del castello di Galiola esisteva un luogo dal toponimo evocativo: il “Mercado de Zenestris”.

È ormai possibile attestare, alla luce della documentazione rinvenuta, come anche quest’area delle Marche settentrionali, confine tra Marche e Romagna, subì quel noto processo di riforestazione spontanea che interessò tutta l’Europa durante i secoli dell’alto Medioevo. Nelle Terre di Focara le selve allungarono la loro esistenza sino al X-XI secolo.

Il dato che emerge significativo dal “Paesaggio degli Arcivescovi”, le Terre di Focara, è quello relativo alle vigne. Vigne erano presenti nella maggior parte dei fondi, costituendo un elemento di rilevanza, anche visiva, nel paesaggio. Esse erano attestate con maggior frequenza lungo i versanti collinari soprattutto del colle San Bartolo.

Estesi vigneti erano attestati nella Vallis Medii, la valle dello scalo di Vallugola, ma soprattutto nel versante opposto del colle San Bartolo, quello rivolto a S/W. Lì, l’ottima esposizione del versante permise la loro diffusione soprattutto nelle corti di Ligabicci, Galiola e Fiorenzuola, nei fondi Vallis Putei, Ladrino, Monte Antico, Valle Porcelli, Soriva, Valle, Lavello, Montis Sartorum, Basilii, Fratte. Spesso, assieme alle vigne, sono attestati canneti e vincareti indispensabili per i piccoli lavori d’intreccio.

FONTE IL PAESAGGIO DEGLI ARCIVESCOVI – DANIELE SACCO.