La via Flaminia, nell’anno 1130, è definita in una pergamena: la via antiqua. Nel primo basso Medioevo l’innesto di altre due strade alla Flaminia, perpendicolari alla stessa consolare, determinava a breve distanza dal raccordo della Strata in Valdonica la presenza di un ulteriore incrocio che, sotto il profilo topografico, risultava assolutamente significativo.

Il crocicchio corrisponde, odiernamente, al raccordo della “strada ferrata nord” (a ovest, già via di Crocevecchia nel ‘700) e della “via della Gessara” (a est) con la SS 16 (la via Flaminia). Lungo le due vie correva, peraltro, il confine tra le corti dei castelli di Ligabicci e Galiola.

La via che dalla Flaminia risaliva per le pendici del San Bartolo (oggi via Gessara) permetteva di raggiungere il castello di Ligabicci, la “valle de Medio” e l’approdo della Vallugola. La via che, in direzione opposta, attraversava il Piano Antico e la Selva Rotonda (il gualdus degli arcivescovi) conduceva, superando (in qualche modo) il Taviolo, al colle di Gradara al pari della strata in Valdonica. Sino al XII secolo l’incrocio era posto in toponimo: Ulmo a cruce / ulmide cruce.

Trovandosi perfettamente al confine tra le curtes di Gabicce e Galiola, esso è situato, negli atti notarili, promiscuamente in curia castri Ligabitii et castri Galiolae. Probabilmente presso il quadrivio si trovava un olmo di dimensioni ragguardevoli.

Tra le vie di comunicazione sfruttate nel basso Medioevo in rapporto a questo comprensorio territoriale va menzionato lo scalo di Focara / Fogara: l’odierno porto di Vallugola. Conosciuto in età romana, sorgeva alla foce del rio Vallugola (già detto di Caprile, nella “Valle di Caprile” o “de Medio”), unico corso d’acqua a sfociare in mare nel tratto di alta falesia tra Gabicce e Pesaro, al termine della Pianura Padana. Il porto ebbe risalto in carte nautiche e portolani (fig. IV.9), utile al collegamento con Classe (Ravenna) e Ancona. Sull’importanza dello scalo è intervenuto, in diverse sedi, Nereo Alfieri, secondo cui: la fiori tura del porto di Focara si prolunga sin dal XIII a tutto il XV secolo; crediamo che la sua “ri-fioritura” fosse già iniziata in periodo carolingio, al tempo della contessa Ingelrada e, senza dubbio, gli arcivescovi ravennati avevano preso in considerazione l’importanza dell’approdo. Attraverso i due quadrivi lungo la Flaminia, di cui si è discusso, era possibile raggiungere la valle de Me dio e discendere all’approdo. L’intero promontorio poi detto del “San Bartolo”, da Gabicce a Pesaro era chiamato, nel Medioevo, “di Focara”. “Focara”, in buona sostanza, non avrebbe indicato un luogo preciso del rilievo, quanto genericamente tutto il colle. Il toponimo non è stato riscontrato in alcuna fonte di età romana. Presso l’odierna frazione di Santa Marina di Pesaro, sul colle San Bartolo, è stato ipotizzato un ulteriore approdo, attivo almeno nel VI secolo a.C.40 che parrebbe, però, non essere stato più utilizzato già dall’età romana. Tra il 1250 e il 1265 il porto di Focara è indicato come “Fugara”. Per tutto il basso Medioevo lo scalo fu segnalato nei portolani inerenti alle navigazioni di piccolo cabotaggio (ma non nelle gran di traversate adriatiche) come tappa intermedia delle rotte tra Ravenna e Ancona.

Lungo la Flaminia, iuxta stratam, tra Gradara e Gabicce quantomeno dal XIII secolo è attestato un ospedale (anche per pellegrini) dedicato a San Leonardo con relativo cimitero. La struttura si trovava presso il fiume Tavollo al limitare della “Selva Rotonda” di proprietà degli arcivescovi ravennati. La presenza dell’ospedale lungo la consolare conferma l’importanza che questo luogo rivestiva in senso viario, anche in rapporto alle necessarie soste che i viatores effettuavano lungo il tragitto verso i loca sacra che non erano solo e necessariamente rappresentati dalla basilica di San Pietro (si è visto il caso della Santa Casa di Loreto). Come ulteriore testimonianza di “transito e ristoro” in questo tratto di Flaminia, cronologicamente posteriore rispetto ai secoli medievali, attestiamo la presenza nel XVI secolo, sul valico della Siligata, di una chiesa dedicata a Santa Maria della Neve eretta nell’anno 1597 dal canonico Angelo Sparagna proprio a “comodo dei viandanti”.

FONTE IL PAESAGGIO DEGLI ARCIVESCOVI – DANIELE SACCO.