I rilievi della costa, come il San Bartolo, furono sensibilmente erosi a causa dell’avanzamento del mare a seguito di un optimum climatico olocenico, ma in età romana l’orlo della falesia sanbartolense era, presumibilmente, più avanzato rispetto all’attuale. La costa del San Bartolo, in età romana, poteva presentare diverse sinuosità, rientranze e sporgenze, utilizzate come scali marittimi minori in tratte inter-portuali: tra questi, lo scalo di “Vallugola” (o “di Focara”).

Lo stesso toponimo “Vallugola” non è attestato in età romana e non emerge dalle pergamene arcivescovili ravennati del X-XIV secolo d.C. in cui è menzionato come “Focara”. Esso compare tardivamente, almeno nel XVI secolo, come “Vallucola” nei catasti storici del castello di Casteldimezzo. L’insenatura permetteva l’approdo in un tratto in cui la costa adriatica non è portuosa per la presenza del colle San Bartolo. Per estensione sarebbe plausibile, e assolutamente interessante, che la “Vallucole / a” cinquecentesca sia l’esito di vallis aquulae (valle del rigagnolo, valle solcata da un filo d’acqua). Oppure, semplicemente, il toponimo indicherebbe una “vallucola” una piccola valle, come ipotizzato da Pellegrini (Campagnoli ritenne quest’ultima lettura plausibile).

Un ultimo dato, mai valutato, va elevato a dibattito. Esso emerge da una pergamena degli arcivescovi di Ravenna datata 10 novembre dell’anno 1272, sfuggita ai più, in cui l’area della Vallugola è chiamata “Vallis de Galliola”, ossia la valle del castello di Galiola; da cui Vallugola?