In questa parte dedicata alla liberazione del nostro territorio segnaliamo alcune citazioni che sono d’obbligo per ricordare la testimonianza diretta di chi ha vissuto quei terribili momenti.

Segue un estratto dal diario di James Palmer, militare inglese reclutato nel 1939 che ha servito per sei anni sui campi di battaglia dall’estremo oriente all’Africa e all’Europa. Il brano è ripreso dal sito della BBC: http://www.bbc.co.uk/history/ww2peopleswar/stories/94/a2064494.shtml.

One day, we were attacking a small mountain near Urbino. Finally, when the village was stormed by our infantry, the enemy withdrew to a cemetery on the northern slopes behind the village. The German infantry set up numerous machine guns behind the solid granite tombstones. Some of these tombstones were built like boxes, so it was behind these that their guns were sighted. It was a macabre scene. Both sides firing from the shelter of these headstones, and only 25 yards apart. Mortar shells from each side were plonking and thumping. But we in the tank corps could only watch from the side-lines, unable to fire for fear of hitting our own lads. It was like watching a film. It just didn’t seem real! The crash of mortar shells, the crackle of machine gun fire, the whine of zinging bullets and the whiff of cordite, they were all there! Tombs would burst open when hit, sending human bones and complete skeletons flying through the air. Wounded men were lying among long dead human skeletons. We just stood there, watching, frozen, unbelieving that it was really happening.

I remember my thoughts at the time. I thought I was going mad! Where was it all going to end? For over four years I had been a part of the attempted destruction of a part of the human race. It seemed each day I had been shown deeper depths of human madness. Would it ever end? Would it end with me being a victim of this frenzied desire for the extinction of the human race? I felt sick of it all, and despaired of the madness of the world. At the same time, I lost all belief in the sanctity of human life.

After the battle, we found ourselves in the independent state of San Marino, with its castle on the hilltop.

TRADUZIONE

Un giorno stavamo attaccando una piccola montagna vicino a Urbino. Alla fine, quando il villaggio fu preso d’assalto dalla nostra fanteria, il nemico si ritirò in un cimitero sulle pendici settentrionali dietro il villaggio. La fanteria tedesca aveva installato numerose mitragliatrici dietro le pietre tombali di granito solido. Alcune di queste pietre tombali furono costruite come scatole, quindi fu dietro queste che le loro pistole furono avvistate. Era una scena macabra. Entrambe le parti sparavano dal rifugio di queste lapidi a distanza di solo 25 metri. I proiettili di mortaio provenivano da ogni lato, sibilando ed esplodendo. Ma noi nel corpo dei carri armati potevamo solo guardare da bordo campo, incapaci di sparare per paura di colpire i nostri ragazzi. È stato come guardare un film. Non sembrava proprio reale! Lo schianto dei proiettili di mortaio, il crepitio del fuoco della mitragliatrice, il lamento dei proiettili tintinnanti e il soffio di cordite, era tutto lì! Le tombe si aprivano quando venivano colpite, inviando ossa umane e scheletri completi che volavano in aria. Uomini feriti giacevano tra scheletri umani morti da tempo. Rimanemmo lì, a guardare, congelati, non credendo che stesse davvero accadendo.

Ricordo i miei pensieri in quel momento. Pensavo di impazzire! Dove sarebbe finito tutto? Per oltre quattro anni ho fatto parte del tentativo di distruzione di una parte della razza umana. Sembrava che ogni giorno mi fossero state mostrate profondità più profonde della follia umana. Sarebbe mai finito? Sarebbe finito con me essere vittima di questo frenetico desiderio di estinzione della razza umana? Mi sentivo stanco di tutto e disperato per la follia del mondo. Allo stesso tempo, ho perso ogni fiducia nella santità della vita umana.

Dopo la battaglia, ci siamo trovati nello stato indipendente di San Marino, con il suo castello sulla cima di una collina.

 

Secondo la mia ricostruzione James Palmer, carrista britannico autore di queste righe, si è trovato testimone della Battaglia di Gemmano.

La citazione più importante di questa pagina è dedicata al II Corpo d’Armata Polacco che fu il vero protagonista della liberazione di Pesaro e di Gabicce Mare.

I coraggiosi soldati polacchi furono i nostri liberatori, ma si distinsero in maniera eccelsa soprattutto nella Battaglia di Cassino, infatti il Museo Memoriale del 2° Corpo d’Armata Polacco si trova a Montecassino. https://www.fondazionemm2c.org/storia-museo-memoriale-2-corpo-armata-polacco-montecassino/

Per ciò che riguarda la loro presenza nelle Marche, segnaliamo il seguente testo: 1943-1947. Il secondo Corpo d’armata polacco in Italia, di Giuseppe Campana. L’articolo è ripreso da “Quaderni del Museo della Liberazione di Ancona”, n. 1, luglio 2009.

All’interno del Museo della Liberazione di Ancona trovate il materiale documentario ed archivistico raccolto e messo a disposizione dall’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche, dal Polish Institute & Sikorski Museum e dall’Imperial War Museum. Questo lavoro ha permesso la creazione di una collezione di assoluto interesse che ottiene finalmente una sede definitiva, dopo aver viaggiato, sotto forma di mostra temporanea, in varie sedi fra la Polonia e l’Italia. Link: https://www.offagna.org/museo-della-liberazione-di-ancona/

Un aspetto unico al mondo che unisce Polonia e Italia sta nella reciproca citazione nei rispettivi Inni Nazionali.

Fratelli d’Italia: “già l’Aquila d’Austria le penne ha perdute, già il sangue d’Italia e il sangue polacco bevè col cosacco ma il cor le bruciò” strofa n. 5.

Mazurka Dąbrowski: Marcia, marcia Dąbrowski – dalla terra italiana alla Polonia – Sotto il tuo comando – ci uniremo come popolo!

 

Qui sotto un bellissimo video che contiene per intero il nostro inno nazionale.

 

Sotto l’Inno Polacco:

SIAMO FRATELLI DA SEMPRE, … lo sapevamo?