Siamo nella frazione Serbadone di Montefiore dove, come al solito, troviamo riferimenti storici legati a una chiesa.

Nel Codice Bavaro, anteriore al Mille, è documentata la località di Serbadone che risultava divisa in altre quattro zone subalterne (Serra di sotto, Serra di sopra, Conca e Valdiranco), ma non la chiesa che non esisteva ancora. In un documento del vescovo Benno del 6 novembre 1230, col quale si concedono privilegi al Capitolo della Cattedrale, viene nominata una “ecclesiam Sancti Simeonis” assieme alla chiesa di San Lorenzo in Ventena, nel plebato di S. Lauditio.

Pur senza la sicurezza assoluta si potrebbe identificare questa chiesa con San Simeone di Serbadone.

Chiesa di forme classiche, a navata unica, pianta a croce latina con due ampie cappelle laterali disposte a formare una sorta di transetto; due ulteriori piccoli corpi di fabbrica sono disposti ai fianchi dell’abside per accogliere ambienti parrocchiali. uno snello campanile si innalza nel corpo dell’edificio nell’angolo formato dall’innesto della cappella di sinistra e l’abside; quest’ultimo è di forma quadrangolare, di altezza lievemente minore rispetto a quello della navata.

Gli esterni sono intonacati di beige, intonaco che risulta alquanto deteriorato nella sua porzione più vicina al terreno. La facciata è sobria, incorniciata da due paraste, con un unico portale centrale sovrastato da un finestrone chiuso di forma circolare; il coronamento è a cuspide. Sui fianchi si aprono delle finestre monofore che danno luce all’interno e un ingresso secondario per ciascun lato. Le coperture sono a doppio spiovente. L’interno è intonacato nei colori del bianco nella navata e del giallo tenue nell’abside, con motivi geometrici a decorazione; anche internamente si mostrano segni di deterioramento dell’intonaco.

Il soffitto è a crociera con nervature che si innestano su paraste che reggono arconi; uno di questi separa il presbiterio dalla navata; quest’ultimo è rialzato da un gradino sul piano della navata e contiene i due altari, dei quali l’antico è appoggiato alla parete di fondo, sovrastato da una pala d’altare; lo spazio è delimitato da una balaustra marmorea.

Sulla contro facciata, al di sopra della bussola d’ingresso, è collocata la cantoria con un organo a canne.

Ciò che attualmente identifica Serbadone nel nostro immaginario è sicuramente la Fabbrica di Cioccolato che molti di noi hanno visitato e che produce dolcezze senza fine.