L’appuntamento di oggi riunisce più di una frazione perché andremo a visitare quei piccoli luoghi, spesso poco considerati da noi che ci viviamo accanto, ma che meritano la valorizzazione all’interno del nostro un meraviglioso territorio.

Di seguito un po’ di storia, come sempre seguendo le chiese, che furono i primi insediamenti di cui si hanno testimonianze scritte.

L’origine della diocesi di Rimini, secondo gli storici, pare risalire al VII secolo, anche se la prima notizia è del IX secolo quando nei documenti compare il titolo “Montefeltro” riferito propriamente alla diocesi. La sua prima sede storica e monumentale è stata la celebre fortezza di San Leo, detta “Mons Feretrius”, da cui deriva il nome di “Montefeltro”.

Il tour mariano della diocesi di Rimini si compone di molti luoghi visitabili, alcuni di questi li abbiamo già raccontati, altri ve li segnaliamo in questo breve riassunto. A Rimini c’è il convento e santuario Santa Maria delle Grazie, la chiesa della Colonnella; il santuario Madonna della Misericordia (Santa Chiara) e l’oratorio San Giovannino. In Carpegna il santuario della Madonna del Faggio. A Gemmano il santuario della Madonna di Carbognano. A Montefiore Conca il santuario Madonna di Bonora. A Montegridolfo il santuario della Beata Vergine delle Grazie di Trebbio e nella vicina Pennabilli il santuario della Madonna delle Grazie e la chiesa Santa Maria dell’Oliva di Maciano. A Saludecio il santuario Madonna del monte. A San Giovanni in Marignano l’oratorio Santa Maria. A San Marino il santuario della Santa Vergine di Valdragone. A Sant’Agata Feltria le due chiese della Madonna di Romagnano e dei Cappuccini e infine a Talamello e Torriana la Cella e il notissimo santuario della Madonna di Saiano. Alcuni di questi luoghi fanno parte dell’attuale Diocesi di San Marino/Montefeltro.

Con questa premessa andiamo a scoprire questi tre siti del comprensorio di Saludecio che sono rappresentati dalle chiese, ma che per noi esprimono anche gli odori, i sapori e i ricordi della nostra vita.

Partiamo da Santa Maria del Monte, “la Madonna del Monte”, dove la chiesa novecentesca è rinomata per i pellegrinaggi che vi si compiono ogni tredicesimo giorno del mese, dal 13 maggio al 13 ottobre, ed è dedicata alla Madonna di Fatima.

Fra le apparizioni mariane più recenti riconosciute ufficialmente dalla Chiesa cattolica, quelle relative a Nostra Signora di sono tra le più famose. Le pastorelle Lúcia dos Santos di 10 anni e Jacinta Marto di 7 anni con il pastorello Francisco Marto di 9 anni, fratello di Jacinta e cugino di Lúcia, il 13 maggio 1917, mentre badavano al pascolo in località Cova da Iria (Conca di Iria), vicino alla cittadina portoghese di Fátima, riferirono di aver visto scendere una nube e, al suo diradarsi, apparire la figura di una donna vestita di bianco con in mano un rosario, che identificarono con la Madonna. Dopo questa prima apparizione la donna avrebbe dato appuntamento ai tre pastorelli in quello stesso luogo per il tredici di ogni mese, fino al 13 ottobre.

Sappiamo tutti che per ottenere una benedizione speciale “toca andé ma’ ‘la Madona de’ Mont”, vero?

Passiamo ora a San Rocco il cui fulcro, ed eponima dell’antico borgo rurale sulla strada che da Santa Maria del Monte porta a Sant’Ansovino, è la settecentesca chiesa di S. Rocco. Essa dipende direttamente dal capitolo lateranense di Roma infatti, sulla facciata classica di mattoni arricchita da eleganti lesene e volute, mostra uno stemma in arenaria raffigurante le chiavi di S. Pietro, simbolo del legame con la città eterna, e un’antica formella di maiolica che reca la scritta Ecclesiae lateranensis.

Passiamo ora a Sant’Ansovino, la chiesa presenta una struttura a doppio arco, conserva una lapide del primo ‘800 e un quadro raffigurante il Cristo con ai piedi la Maddalena. Fu ricostruita nel 1818 sul sito di un’antica pieve e al suo interno vi è una tela raffigurante la Crocifissione, attribuita a Sante Braschi, oltre ad altre opere che meritano una visita.

All’esterno della struttura si può ammirare un monumento raffigurante la Madonna di Fatima e Padre Pio in preghiera davanti a essa, opera dello scultore Michele Rossi di Petralcina.

 

Questi tre luoghi di cui abbiamo parlato esistevano, in forma di antiche pievi, piccoli conventi o chiese, fin dai tempi del Santo Amato Ronconi ed erano i luoghi presso i quali ha vissuti e dai quali è partito per i suoi pellegrinaggi. Per questo ci sembra giusto segnalare anche i percorsi dedicati al Beato Amato, santificato da Papa Francesco nel 2014.

A un’estremità della piazza di Saludecio dedicata al Beato Amato Ronconi, entro una edicola, è conservato il cosiddetto “olmo del beato Amato”, segno del miracolo avvenuto durante una solenne processione con l’urna del beato. Il miracolo dell’olmo si verificò allorché i buoi, che avevano trainato il carro con la salma del Ronconi, si rifiutarono di partire e il bovaro, per l’esasperazione, piantò nel terreno il proprio pungolo. Non riuscendo più a estrarlo successe che da esso nacque un olmo.

L’albero, circondato in seguito da un muro, è rimasto lì da allora fino ai giorni nostri, ed è noto come l'”olmo del beato Amato”.