Oggi cominciamo a raccontare di alcuni luoghi che si trovano un po’ più in là di quelli che abbiamo visitato nei dintorni qualche giorno fa. Sono luoghi distanti solo pochi chilometri da quelli che abbiamo citato, ma che hanno un notevole interesse, sia per le nostre passeggiate sia per i nostri turisti in visita al nostro splendido territorio. Pronti? Partiamo!

Montescudo (Muntscùdli o Mont Scud in romagnolo) è una frazione del comune italiano di Montescudo-Monte Colombo nella provincia di Rimini, in Emilia-Romagna. Già comune autonomo, il 1º gennaio 2016 è confluito nel nuovo ente assieme al comune di Monte Colombo.

Il nome più antico di Montescudo è Rio Alto forse perché ai suoi piedi scorrono il Conca ed il Marano; in seguito diventò Mons Scutulus, Montescudolo, Montescutello e infine fu mutato con l’annessione al Regno d’Italia nel 1862 in quello attuale Montescudo.

Le origini di Montescudo sono antichissime. Da ricerche archeologiche dei secoli scorsi (1795 e 1874) nei pressi delle Chiese di S. Biagio e S. Simeone vennero rinvenute tombe romane. Montescudo ai tempi dell’Imperatore Augusto, serviva anche come stazione militare adibita al cambio di cavalli per i corrieri che da Rimini andavano a Roma. Le origini del primo castello risalgono agli inizi del X secolo.

Fu sotto il regime di Napoleone che Montescudo raggiunse il massimo della sua prosperosità e della sua grandezza. Infatti costituita la Repubblica Cisalpina nel 1798, Napoleone si ricordò di Montescudo e lo elevò a terzo Cantone del Dipartimento del Rubicone nonché Distretto Territoriale, assegnandogli vari Uffici quali: la Pretura, il Catasto, la Leva, il Censo, e l’ufficio Postale.

Luogo di interesse sono le mura di cinta: si tratta dei resti delle forti mura erette da Sigismondo Malatesta. Con la loro altezza e inclinazione dovevano rendere imprendibile il castello. Montescudo conserva anche i resti di una rocca malatestiana che faceva parte del sistema difensivo a sud di Rimini.

Castello di Albereto è un piccolo borgo rurale dall’esemplare struttura fortificata. Già citato nel 1233 il castello viene rafforzato da Sigismondo Malatesta intorno alla metà del Quattrocento. Spiccano la cinta muraria realizzata secondo i canoni della tipica “scarpata malatestiana”, le tre forti torri circolari, la torre campanaria e la terrazza belvedere da cui si gode il panorama di tutta la costa riminese. La località di Albereto con il suo piccolo castello è di data anteriore al castello fondato da Pandolfo Malatesta a Montescudo, e si chiama Albereto appunto perché un tempo si trovava in mezzo a una foresta di querce, tigli, pioppi e pini. Il castello è stato recentemente ristrutturato e, all’interno delle sue mura, vi sono abitazioni e persino un ristorante esclusivo che attira molti visitatori sfruttando la spettacolare vista sulla riviera romagnola.

La chiesa, situata a nord del castello, funge da punto di divisione della strada unica di accesso alla località creando le due vie principali di Albereto: la strada per la repubblica di San Marino e via Montirolo (strada senza uscita). La croce sul campanile, illuminata di blu la notte, è visibile dal molo del porto di Rimini. Poco note, se non dagli abitanti del luogo, la via dei gatti che unisce tramite un sentiero sterrato la parte sud dalla parte nord di Albereto, la via dei castagni un sentiero ideale per una castagnata autunnale attorniato da enormi castagni, la fonte pozzo antico in disuso e la salita della bagotta celebre meta di ciclisti amatoriali.

Particolare importanza rivestono le rovine belliche della Chiesa medievale di Trarivi, già Abbazia Benedettina del IX secolo. La Chiesa medievale di S. Pietro “inter rivos” fu costruita là dove l’aveva preceduta un tempio dedicato agli idoli, del quale restano sotterrate le fondamenta a guisa di semicircolo. Nell’anno 1775 fu alzata e trasformata, secondo il gusto dell’epoca, in chiesa rinascimentale-barocca.

I terribili giorni del settembre 1944 distrussero quasi totalmente la struttura e sovrastruttura settecentesca (le colonne, i capitelli, gli archi, i fregi). Ma sotto il cumulo di macerie, è stata ritrovata, quasi intatta, la solida muratura medievale composta da ciottoli, mattoni (disposti anche a spina di pesce), da pietre da taglio alle porte e agli angoli. Al visitatore che sale sul poggetto di Trarivi, tutto parla della bufera del ’44: il cielo aperto dov’era l’ampia volta a botte, gli altari frantumati, la croce suggestiva ricavata da due travi del tetto crollato, l’altare eretto con due pietre significative scelte dal cumulo delle macerie. Nei locali interni è stato collocato il Museo Storico della Linea Gotica Orientale che raccoglie un’ampia collezione di reperti bellici e di foto scattate, soprattutto dai soldati-fotografi inglesi sui campi di battaglia. Narrano le quattro settimane di aspri combattimenti per la conquista di Rimini (25 agosto – 29 settembre 1944 – dal Metauro al Rubicone).

Detta chiesa è stata restaurata e intitolata alla “Madonna della Pace”. Sono diversi gli ex combattenti delle due parti in lotta che in certi periodi si ritrovano qui per ricordare quei tristi tempi.

FONTE WIKIPEDIA