A Focara, dove Dante ha trovato ispirazione poetica, nasce il progetto dell’Associazione Culturale Focara per Dante, da un’idea di Elisa Baggiarini.

L’associazione avrà l’obiettivo di condividere la conoscenza dell’opera di Dante Alighieri in ragione del suo legame con la storia e la cultura del territorio marchigiano-romagnolo, di organizzare eventi culturali consistenti nelle letture della Divina Commedia nell’atmosfera suggestiva e ricca di fascino del percorso itinerante nel borgo sul mare, e per la promozione del patrimonio letterario, artistico e musicale locale e nazionale.

I versi che Dante dedica a Fiorenzuola di Focara, nel canto XVIII del suo Inferno, sono incisi sulla targa affissa sopra l’arcata della porta d’ingresso al Borgo. In essi il poeta si riferisce al tratto di mare, molto pericoloso, antistante Fiorenzuola di Focara e ammonisce i navigatori invitandoli a rivolgere particolari voti e preghiere per potersi salvare dalle possibili tempeste in arrivo su quel tratto di mare.

Per raccontare del viaggio fatto dal Sommo Poeta nel suo capolavoro, e per ricondurlo ai nostri luoghi, cominciamo col parlare di un viaggio straordinariamente evocativo, quello in cui ci conduce Giulio Ferroni nel suo ultimo libro L’Italia di Dante, viaggio nel paese della Divina Commedia edito da La nave di Teseo.

Sono pagine in cui Ferroni racconta il suo viaggio, compiuto tra il 2016 e il 2018, seguendo la traccia della Divina Commedia nei luoghi visitati ma anche in quelli solamente nominati da Dante nel suo capolavoro.

Seguire i percorsi dell’Italia di Dante è poi anche un affermare la reale riconoscibilità dell’Italia, già in quei lontani tempi, prima che si desse ogni concetto di nazione e nazionalità, contro certi negatori dell’identità storica dell’Italia.

Nel momento in cui fonda la sua lingua letteraria, Dante individua nettamente l’Italia nella sua turbinosa consistenza, linguistica, geografica, politica, morale, nelle sue speranze e nei suoi fallimenti: identifica fin da subito l’“umile Italia”, nominata nel canto I dell’Inferno, come il “bel paese là dove ’sì suona”, e la “serva Italia, di dolore ostello”, dispiegata in alcuni formidabili scorci panoramici.

In questo nostro cammino vogliamo mostrarvi i luoghi del nostro territorio che sono stati citati e anche quelli in cui è possibile ripercorrere le tracce lasciate da Dante.

Romagna che può essere considerata la seconda patria dell’Alighieri in quanto estimatore di Guido da Montefeltro (trionfatore nel “sanguinoso mucchio” di Forlì), ospite fino alla morte dei Da Polenta di Ravenna (la famiglia di Francesca “da Rimini”), nemico giurato dei Malatesta (guelfi di primo piano, il cui patriarca Malatesta I detto il “Mastino” contribuì in prima persona, ancorché ottuagenario, alla disfatta dei Ghibellini e dei fuorusciti fiorentini “Bianchi” nel Casentino).

Dante nella Divina Commedia dimostra di conoscere a menadito luoghi e vicende di casa nostra: il vento di Focara, il Mastin Vecchio e il Nuovo da Verucchio, il “tradimento di un tiranno fello” (Malatestino “dall’Occhio”) consumato “presso la Cattolica” sui notabili di Fano, il Conte Guido di Carpegna e gli altri “cavalieri cortesi” di Bertinoro.

Per non dire del verso in assoluto più celebre della Commedia, il 103 del V Canto dell’Inferno: “amor c’a nulla amato amar perdona”, dove si racconta, senza mai nominare i protagonisti, della tragedia di Paolo e Francesca; episodio svelato per la prima volta in assoluto proprio da Dante e che si presuppone sia avvenuto nel castello di Gradara.

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