Quella dei giorni più freddi dell’anno è una leggenda che varia da luogo a luogo. Una cosa è però in comune a tutti: la data. I tre ultimi giorni di gennaio, considerati i più freddi, sono una specie di cartina di tornasole, perché in base a come si presenta il tempo in questi tre giorni, gli esperti sapranno come sarà il clima dell’anno. Certamente durante l’inverno c’è qualche altro giorno più freddo, ma la tradizione non si è spenta.

A Bonorva, in provincia di Sassari, dicono che gennaio abbia chiesto due giorni a febbraio, perché gennaio era solo di 29 giorni, con due giorni in prestito li avrebbero uniti al 29 e si sarebbe potuto capire il clima del resto dell’anno.

Specie in caso di neve in questi tre giorni era, e tuttora è, una credenza a cui molti contadini si affidano, quella di credere che la primavera arriverà un po’ in anticipo e sarà mite. Se in questi tre giorni non sarà freddissimo, il freddo durerà anche in primavera.

In altri paesi della Sardegna si osserva il clima dei giorni dedicati a su Barbutu (S. Antonio Abate) il 17 gennaio e de su culi nutu il 20 gennaio (S. Sebastiano) per pronosticare l’andamento del tempo.

Dies imprestadas, “giornate prese a prestito”, così chiama il volgo gli ultimi giorni di gennaio che sarebbero stati ceduti da febbraio al confratello precedente per permettergli di mandare il freddo come punizione.

Un’altra festa per le previsioni del tempo è il 2 febbraio: La Candelora. A sa Candelora, si no proet, s’ilgerru ch’est fora, ma si proet o faghet bentu, baranta dies de malu tempus, cioè: “se per la Candelora, non piove, siamo fuori dall’inverno, ma se piove o tira vento, seguiranno altri quaranta giorni di brutto tempo”.

La festa della Candelora, e la sua collocazione temporale in un particolare momento dell’inverno, ha dato origine ad una serie di proverbi legati al clima e alla capacità, al giorno del 2 febbraio, di prevedere la fine dell’inverno. Uno dei più famosi è:

Per la santa Candelora, se nevica o se plora, dell’inverno siamo fora; ma se l’è sole o solicello siamo sempre a mezzo inverno.

Un altro proverbio tra i più popolari è legato al vino:

Se per la Candelora il tempo è bello molto più vino avremo che vinello.

Un proverbio romagnolo sottolinea il fatto che la Candelora cada a 40 giorni dal Natale e ne manchino altrettanti dalla metà di marzo, cioè dall’inizio della primavera, perciò è possibile che dopo la ricorrenza potessero esserci altri 40 giorni di maltempo:

Se piôv par Zariôla, quaranta dè l’inveran in z’arnôva.
(Se piove per la Candelora si rinnovano quaranta giorni d’inverno)

In proverbi di altre regioni si fa riferimento ad animali selvaggi come protagonisti simbolici per sottolineare il concetto che, in un momento di maggior gelo, si possano risvegliare elementi assopiti, di rinascita della natura e dello spirito.

La tradizione legata alle previsioni meteorologiche del due febbraio fu portata in America dagli emigranti di lingua germanica, che erano soliti prevedere il tempo con sistemi non scientifici, basati sugli eventi naturali e sui comportamenti degli animali (orsi e tassi).
Ecco perché negli Stati Uniti e in Canada il due febbraio è Il Giorno della Marmotta!

Secondo questa curiosa tradizione molto seguita, se una marmotta (o un altro animale tipico della zona) scelta per l’occasione, esce dal suo rifugio e non riesce a vedere la sua ombra, causa il tempo nuvoloso, l’inverno finirà presto; se invece al contrario la giornata è serena, e la marmotta si spaventa vedendo la sua ombra, questa emette il suo caratteristico fischio, e torna di corsa nella sua tana, per continuare tranquilla il suo letargo, perché ciò significa che l’inverno continuerà per altre sei settimane.

Il 2 febbraio nella meteorologia non è una data casuale, bensì è esattamente a metà tra il solstizio d’inverno, 22 dicembre, e l’equinozio di primavera, 20 marzo.

CURIOSITÀ: quest’anno il 2 febbraio è OSSIMORO, ossia la data sia legge ugualmente da destra a sinistra e da sinistra a destra. 02-02-2020