Nella terza settimana di avvento un angelo bianco e luminoso discende sulla terra, tenendo nella mano destra un raggio di sole; è l’Angelo della Gioia.

Va verso gli uomini che conservano nel loro cuore l’amore e li tocca con il suo raggio di luce; essi all’improvviso si sentono felici e il sole brilla nei loro occhi, anche per i più poveri e umili e anche nelle giornate più buie e fredde, perché hanno l’amore nel cuore.

CURIOSITÀ

Oggi parliamo di una pianta che fa parte dei rituali di fine anno e che riveste un’importanza particolare per quelli del Solstizio d’Inverno.

La pianta sacra del Solstizio d’Inverno è il vischio, pianta simbolo della vita con le sue bacche bianche e traslucide.

Il vischio, pianta sacra ai druidi, era considerata una pianta discesa dal cielo, figlia del fulmine, e quindi emanazione divina. Viene equiparato alla simbologia della vita a causa della conformazione delle sue bacche che producono una sostanza vischiosa simile allo sperma. Il termine vischioso, detto di persona o sostanza appiccicosa e fastidiosa, deriva proprio da questa proprietà delle bacche del vischio. Essendo una pianta parassita,  cioè che non ha radici e sopravvive solo se si insedia su un altro albero, per portare a destinazione i suoi semi deve approfittare degli uccelli che, mettendosi sul becco la sostanza vischiosa  delle sue bacche, ne trasportano i semi e strofinandosi su  altre piante ne permettono la propagazione.

Ancora oggi baciarsi sotto il vischio è un gesto propiziatorio di fortuna e la prima persona a entrare in casa dopo il Solstizio d’Inverno deve portare con sé un ramo di vischio. Queste usanze solstiziali sono state trasferite a gennaio, il Capodanno dell’attuale calendario civile.

Il vischio non è comune dalle nostre parti, ma se ne può trovare una varietà sul Monte Nerone, a pochi passi da qui; è il Vischio Quercino, Loranthus europaeus, diffuso nei Monti del Furlo e nella zona appenninica interna sino a circa 1100 m di quota.

Un grande poeta romagnolo, Giovanni Pascoli, ha dedicato una poesia a questa pianta; ecco come testimonia la sua ispirazione la sorella Mariù:

«Ricordo che, dopo vari giorni di pioggia che ci aveva tenuti in casa, andammo insieme, una mattina di sole, a fare un giro nella Chiusa, e vedemmo fra i molti alberi in fiore, o prossimi a fiorire o già fioriti avendo i petali a terra, un pero che non aveva né fiori né boccioli né petali caduti, ma sui rami dei grandi ciuffi di vischio. Il povero albero evidentemente languiva sotto il carico di quella vegetazione parassitaria! Giovannino ci fece su molte considerazioni e molte allusioni al suo presente triste stato. E concepì il poemetto che gli uscì fresco fresco dalla penna e lo mandò a La Vita Italiana.»

Durante le feste di Natale ci sono  altre piante che simboleggiano la festività come l’abete, la quercia, ma anche l’agrifoglio e il pungitopo, che non è raro trovare spontaneo nei boschi del San Bartolo.

Ne abbiamo visto una foresta intera camminando con La Banda San Bartolo quest’estate. Proprio qui da noi!