La storia del culto

La documentazione storica sul culto della Virgo lauretana inizia a partire dal 1315 quando è attestata la presenza, all’interno della chiesa che sorgeva sull’alto colle prospiciente il mare, di un dipinto raffigurante la Vergine, che veniva attribuito all’evangelista S. Luca. Ben presto al dipinto sarebbe subentrata una statua della Madonna con il Bambino che sarebbe annerita per il fumo delle candele e dell’olio delle lampade. Risale allo stesso anno un processo intentato contro tre nobili recanatesi per essersi appropriati di elemosine, ceri, lampade, doni e immagini votive che adornavano la statua. Il fatto mostra quanto fossero esposti alle ruberie i luoghi di culto, ma pure che i pellegrini, ad appena 20 anni di distanza dalla data voluta dalla tradizione, erano già numerosi. Nacque così intorno alla chiesa un insediamento chiamato nel 1336 Villa Laureti e nel 1361 Villa Santa Maria de Laureto. In breve, nella seconda metà del Trecento, la chiesa rurale che sorgeva nella selva di allori divenne il centro religioso della città e della diocesi di Recanati. Prima il vescovo Oliviero con le autorità religiose, poi le autorità cittadine si recarono ufficialmente in visita al sacro edificio, mentre si moltiplicavano i fedeli che riferivano di aver ricevuto miracolose guarigioni dopo essersi recati a far visita alla Madonna di Loreto in quell’umile edificio che si cominciò a definire come la dimora stessa della Vergine. Così nel 1375 papa Gregorio XI da Avignone concesse una indulgenza ai fedeli che avessero compiuto il pellegrinaggio lauretano nei giorni delle maggiori festività. Il vistoso incremento di pellegrini che avvenne nella seconda metà del Trecento viene spiegato con i periodici ritorni della piaga della peste, che aveva fatto la sua prima, calamitosa comparsa alla metà del secolo. La Vergine era infatti invocata come protettrice contro il terribile morbo, e la rapida espansione del culto della Madonna di Loreto potrebbe essere proprio dovuto a tale realtà storica. Non è un caso che una moltitudine di Flagellanti vestiti di bianco sia confluita proprio a Loreto nel 1399 per chiedere alla Vergine misericordia, pace e salute.

Da allora il culto popolare della Madonna di Loreto superò i confini delle Marche per estendersi gradualmente all’Italia intera.

CURIOSITÀ SUL 10 DICEMBRE

La Giornata Mondiale dei Diritti Umani.

Il 10 dicembre 1948 fu proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e nel 1950 venne indetta la Giornata Mondiale dei Diritti Umani. Negli Stati Uniti e nel mondo, questa giornata viene celebrata solennemente con conferenze politiche e con l’organizzazione di eventi culturali, mostre e concerti sul tema.
In questa giornata, ad Oslo viene assegnato il “Premio Nobel per la pace” e a New York (ogni cinque anni) il “Premio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani”.

Lo scopo della giornata è di educare e sensibilizzare tutti al rispetto dell’uomo in quanto tale e a ricordare i passi compiuti dalla società verso il rispetto di tutti gli esseri umani, contro la schiavitù e la soppressione dei diritti individuali.
In Italia, vengono organizzate mostre ed eventi culturali per ricordare il dovere di rispettare i diritti umani e per educare tutti alla conoscenza dei propri diritti.

Nel 1847 ci fu la prima esecuzione dell’INNO DI MAMELI

Sembra che il Canto degli italiani, che diverrà poi l’inno della nostra nazione, si presentò per la prima volta in pubblico con un’azione patriottica nel pieno di una cerimonia religiosa.

L’episodio avvenne un venerdì di dicembre del 1847. Il calendario segnava il giorno 10, che per i Genovesi coincideva con una manifestazione religiosa molto sentita: la cerimonia dello scioglimento del voto, in occasione dell’apparizione della Madonna a fra Candido Giusso, di cui ricorreva in quell’anno il centounesimo anniversario.

Come da tradizione, si teneva una processione che richiamava tutta la cittadinanza e che aveva termine sulla spianata di Oregina (quartiere sito nella parte alta del capoluogo ligure), all’ingresso del santuario di Nostra Signora di Loreto. L’occasione fu ritenuta propizia dal movimento rivoluzionario ispirato alle idee unitarie di Giuseppe Mazzini, che pensò di sfruttarla per organizzare una dimostrazione di forte impatto patriottico.

Ispiratore dell’iniziativa fu il poeta Goffredo Mameli, patriota e fervente mazziniano, che a soli vent’anni aveva scritto un inno patriottico, il Canto degli Italiani appunto, destinato ad entrare nella storia di un popolo.

Radunati sulla spianata circa 20 mila patrioti, provenienti da diverse regioni, Mameli attese che il folto corteo religioso si avvicinasse e al momento opportuno diede inizio alla manifestazione.

Al segnale convenuto tutti i presenti, accompagnati dalla banda municipale “Casimiro Corradi” di Sestri Ponente, iniziarono a cantare le note di Fratelli d’Italia, mentre Mameli e Luigi Paris sventolavano il Tricolore sfidando la repressione della polizia austriaca. Considerato un simbolo rivoluzionario dagli Austriaci (era già stato utilizzato nei moti rivoluzionari degli anni Venti e Trenta), chi osava esporre la bandiera con i colori verde-bianco-rosso andava incontro a pene durissime.

Ciò amplificò il valore patriottico dell’iniziativa e da quella data Inno e Tricolore assunsero per la prima volta i significati simbolici che tuttora vengono loro attribuiti. Poche settimane dopo sarebbero scoppiati i Moti del ’48 e non più tardi la Prima guerra d’indipendenza, da cui iniziò il lungo e faticoso cammino verso l’Unità d’Italia.

Bisognerà tuttavia aspettare un secolo perché il Canto degli Italiani venga assunto come inno nazionale, seppur in via provvisoria.

Nonostante una proposta di modifica all’articolo 12 della Costituzione Italiana, presentata nel 2006, attualmente l’Inno di Mameli rimane l’inno della Repubblica.
Dal novembre 2012 una legge ne rende obbligatorio l’insegnamento nelle scuole. Il 15 novembre 2017, finalmente, la commissione Affari Costituzionali del Senato approva in via definitiva il disegno di legge che riconosce il testo del Canto degli italiani di Goffredo Mameli, e lo spartito musicale originale di Michele Novaro, quale inno nazionale della Repubblica Italiana.


NEL 1868 A LONDRA COMPARE IL PRIMO SEMAFORO DELLA STORIA

NATI OGGI

1815 – ADA LOVELACE, madre di tutti i programmatori.

 

1830 – EMILY DICKINSON, scrittrice.

1957 MICHAEL CLARKE DUNCAN, attore, il gigante buono del Miglio Verde.