Si trova in provincia di Rimini, sulle rigogliose colline della Valconca, a pochi chilometri dal confine marchigiano.

Probabile fundus romano, il toponimo Saludecio deriverebbe dall’aggettivo saluticius a esso collegato o, forse, secondo un’ipotesi che sembra, però, una ricostruzione fantasiosa dell’umanista saludecese Publio Francesco Modesti, da salus Decii in riferimento a un illustre personaggio romano (secondo alcuni addirittura l’imperatore ) che trovò salute e salvezza su questo colle. Terza ipotesi sull’origine di questo curioso nome è quella che lo collega a San Laudicio, probabilmente un martire della Chiesa orientale, cui era dedicata l’antica pieve citata da una bolla papale del 1144: “plebem sancti Leoditii”.

Successivi documenti parlano poi di “plebs Sancti Laudicii”, “Castrum Lauditii” e “San Lodezzo”. È in realtà possibile che questo santo Laodicio, di cui non si trova menzione in alcun elenco della Biblioteca Sanctorum, sia da collegarsi alla figura del vescovo della Chiesa ravennate Eleukadio. Pur non essendo mai stato canonizzato venne acclamato santo dai fedeli e venerato come tale. La non ufficializzazione del culto potrebbe aver in qualche modo facilitato la storpiatura del nome, a noi giunto nella forma Laudicio.

Il XV secolo, pur essendosi aperto all’insegna delle humanae litterae e della serenità, con il pacifico soggiorno a Montefiore di papa Gregorio XII, vede poi crescere e svilupparsi il progetto dei Montefeltro di Urbino sopra le terre di Romagna. Il già fragile equilibrio crolla nel 1462 quando, a seguito di questioni politiche di respiro nazionale, Federico da Montefeltro occupa Saludecio togliendolo a Sigismondo Malatesta, e lo riconsegna a allo Stato della Chiesa.

Il paese, roccaforte malatestiana, è al centro di una corona di castelli difensivi, ultimo baluardo riminese contro la vicina Urbino dei Montefeltro. L’assetto del centro rivela ancora oggi la sua struttura medievale, con il dedalo dei vicoli racchiusi dalla cinta muraria e le monumentali porte di accesso: porta marina e porta montanara, per la difesa verso il mare e verso l’entroterra. I secoli XIII e XIV vedono un’alternanza di potere, su queste terre, tra lo stato pontificio e la signoria dei Malatesta di Rimini. Poi, a seguito del tentativo di rivolta degli Ondedei di Saludecio 1336 contro Ferrantino, Malatestino e Guido Malatesti (fallito a causa di un tradimento) a Saludecio è imposta la totale dipendenza ai Malatesti.

Ne 1504, dopo essere passato per le mani del duca Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro VI, Saludecio è sottomessa al governo di Venezia, ma per breve tempo, visto che già nel 1508 i Veneziani restituiscono il territorio allo Stato della Chiesa. Il XVI secolo costituisce una sorta di assestamento del paese che nel secolo successivo vedrà, invece, una grande crescita economica e culturale, testimoniata dall’opera di numerosi artisti impegnati sul territorio (primo fra tutti Guido Cagnaccio).

Anche nel corso del Settecento si aprono cantieri importanti, tra i quali sicuramente il più interessante è la chiesa parrocchiale di S. Biagio, iniziata nel 1794 e terminata nel 1800. Bell’esempio di architettura neoclassica, realizzata dall’architetto cesenate Giuseppe Achilli, fu fortemente voluta dal parroco saludecese nonostante il periodo particolarmente difficile, coincidente con gli anni della discesa napoleonica. L’Ottocento si apre dunque con splendore e prosegue con lo stesso tenore, tanto che Saludecio, capoluogo amministrativo può a ragione essere considerata, relativamente a quel periodo, una piccola capitale. La classe dirigente (borghesia agraria) decide di abbellire i propri palazzi e di costruirne di nuovi, così che ancora oggi noi possiamo ammirare le splendide finiture e le pitture interne dei pregevoli edifici che si affacciano sulle vie del paese.

Oggi il comune, superata la crisi degli anni Sessanta, che ha causato un massiccio esodo verso la costa, ha ritrovato la propria identità puntando principalmente sul recupero dell’economia agricola e artigianale nonché alla valorizzazione culturale, ambientale e turistica del territorio.

Porta marina

Torre civica con stemma

Porta montanara

  • Porta Marina: rappresenta l’accesso del paese, porta fortificata e voluta da Sigismondo Pandolfo Malatesta; la porta è rivolta verso il mare.
  • Chiesa parrocchiale di San Biagio: è stata definita a ragione la piccola cattedrale, e non solo per l’ampiezza ma anche per la pregevolezza con la quale è stata costruita ed arricchita. Di epoca settecentesca, rappresenta un vero e proprio museo di opere d’arte. All’interno riposano le spoglie di Sant’Amato Ronconi, uomo devotissimo e molto venerato in zona. Nel complesso trovano spazio anche il ridotto ma fornito museo di Saludecio e del Beato Amato quale si possono ammirare le seguenti opere:
    • Decollazione del Battista di Claudio Ridolfi detto “il Veronese”, 1605
    • S.S. Giuseppe, Sebastiano, Rocco e Sant’Antonio da Padova di Vitale Bernardino Guerrini, 1610
    • San Sisto Papa in estasi di Guido Cagnacci, 1628
    • La Processione del S.S. Sacramento di Guido Cagnacci, 1628
    • Sant’Antonio Abate e Sant’Antonio da Padova del Nagli detto “il Centino”, 1660
    • Madonna col Bambino e Santi di Sante Braschi, 1704
    • Madonna della Consolazione di  Giuseppe Soleri Brancaleoni, 1802
    • San Biagio di padre Atanasio da Coriano, 1800
  • Palazzo municipale: sorto sulle rovine dell’antica rocca, è sede del comune. Architettonicamente interessante per il colonnato presente all’esterno.
  • Palazzo Albini: il portone si apre su uno splendido cortile con colonnato in stile urbinate. È visitabile durante l’Ottocento Festival.
  • Torre Civica: è l’opera più significativa del periodo medievale. Domina il profilo di Saludecio e sulla sua facciata è murato lo stemma del paese.
  • Porta Montanara: è la seconda via d’accesso alla città, situata in antitesi con la Porta Marina. Questa, più piccola e mesta della prima, si affaccia verso il versante appenninico.
  • Largo Santiago de Compostela, Oratorio dell’Ospedale di Sant’Amato: sono luoghi legati alla figura di Sant’Amato Ronconi.
  • Castello di Cerreto: È uno dei borghi rurali più apprezzati e meglio conservati di tutto il territorio riminese. Conserva ancora evidenti tracce delle strutture fortificate d’epoca medievale. Sito a pochi chilometri dall’abitato di Saludecio, è immerso in un paesaggio rurale e naturale. Famoso per il suo particolare carnevale, con le caratteristiche maschere di origine antichissima, chiamate “Pagliacci”, è conosciuto anche per le strampalate storie a carattere comico e demenziale che riguardavano e animavano gli abitanti di Cerreto.

FONTE WIKIPEDIA