Luogo di piacevoli delizie fin dall’antichità, tanto da derivare il suo nome da “grata aura” (aria buona), Gradara offre al visitatore memorie di secoli di storia in una suggestiva scenografia medievale. Gli elementi vi sono tutti: una collina che domina la valle aperta sull’orizzonte del mare, una fitta boscaglia, un castello turrito e leggendario che risalta con il colore ocra dei mattoni sull’azzurro del cielo e il verde delle campagne intorno.

È situata nell’entroterra della costa marchigiana settentrionale e della riviera romagnola meridionale, poco distante dal mare e con un piacevole paesaggio collinare, estrema propaggine dell’Appennino, che le fa da sfondo.

È conosciuta soprattutto per la sua storica Rocca Malatestiana, che assieme al suo borgo fortificato ed alla sua cinta muraria rappresentano un caratteristico esempio di architettura medioevale, recuperata grazie ad un intervento di restauro interpretativo attuato all’inizio del XX secolo.

La storia antica di Gradara è strettamente legata alle vicissitudini del suo castello, soggetto nei secoli al dominio delle famiglie Malatesta, Sforza, Della Rovere e dei Mosca. Secondo la leggenda, in esso trovarono la morte Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, uccisi per gelosia dal fratello di Paolo, Gianciotto Malatesta.

La fortezza sorge su una collina a 142 m s.l.m.: il mastio, torrione principale, si innalza per 30 metri, dominando l’intera vallata; è possibile arrivare con lo sguardo fino al mare Adriatico, a nord, o verso il Monte Carpegna, a ovest.

Fu costruito attorno al 1150 dalla potente famiglia dei De Griffo.

Successivamente caduta in disgrazia presso il papato, venne sottratta loro l’investitura della Curte Cretariee affidata al condottiero dei Guelfi di Romagna, Malatesta da Verucchio (detto Mastin Vecchio), capostipite e fondatore della dinastia dei Malatesta, i grandi Signori di Rimini, Cesena e Pesaro.

Furono i Malatesta a decidere l’edificazione delle due cinte di mura, erette tra il XIII e il XIV secolo. Nel 1445 Galeazzo Malatesta decise di vendere Gradara a Francesco Sforza per 20.000 fiorini d’oro; quando però Francesco arrivò a Gradara per entrarne in possesso, Sigismondo Pandolfo Malatesta, uomo d’arme e mecenate, si rifiutò di consegnargliela e anche di restituire il denaro.

A seguito di ciò nel 1446 Francesco Sforza, alleato del Duca Federico da Montefeltro, mosse verso Gradara per prendersela con le armi: il suo esercito, ben fornito di cannoni, bombarde e schioppi, cinse d’assedio ed attaccò duramente per 40 giorni la fortezza, la quale sembrava destinata a cadere. Grazie alle intemperie e all’imminente arrivo dei rinforzi del Malatesta, Francesco Sforza fu tuttavia costretto a ritirarsi, lasciando Gradara nelle mani di Sigismondo.

Il dominio del casato su Gradara finì nel 1463 quando Sigismondo Pandolfo Malatesta, scomunicato da papa Pio II, si scontrò direttamente con Federico da Montefeltro, che assediò Gradara per conto della Chiesa. La fortezza, che aveva resistito a numerosi assedi in passato, in quella circostanza dovette arrendersi, per poi essere consegnata in vicariato dal Papa agli Sforza di Pesaro, fedeli alleati della Chiesa.

Da quel momento Gradara passerà di mano diverse volte e alcune tra le più importanti casate della penisola si contenderanno il suo possesso: i Della Rovere, i Borgia, i Medici hanno passeggiato per i saloni del castello, confermando il ruolo da protagonista della fortezza malatestiana nel complicato e tumultuoso scacchiere politico dei territori pontifici situati nelle attuali Marche e Romagna.

Dal 1641 Gradara passò sotto il diretto controllo dello Stato della Chiesa tramite i legati pontifici, iniziando la sua lunga agonia.

Quando, nel 1920, la famiglia Zanvettori acquistò la Rocca di Gradara, il castello e la cinta muraria erano ridotti allo stato di rudere. Umberto Zanvettori finanziò il restauro del castello e della cinta muraria del borgo e, pur facendo degli interventi più interpretativi che filologici, riportò il sito all’originario splendore.

gradara il centroNel 1928 la rocca fu venduta allo Stato italiano, con diritto di usufrutto da parte della vedova di Zanvettori, Alberta Porta Natale, fino al 1983.

CURIOSITÀ

 

FILMOGRAFIA

Nel 1937 il castello fu location per le riprese del film Condottieri di Luis Trenker, ispirato alla figura del soldato di ventura Giovanni dalle Bande Nere.

Nel 1949 vengono girate alcune scene del film vincitore di due Premi Oscar Il principe delle volpi (Prince of Foxes) diretto da Henry King, con Tyrone Power nei panni di Andrea Orsini, Orson Welles di Cesare Borgia e Marina Berti di Angela Borgia.

Nel 1950 vi fu ambientato Paolo e Francesca di Raffaello Matarazzo.

Nel 1961 il borgo e gli interni della rocca fecero da sfondo alla storia d’amore tra il rivoluzionario Pietro Missirilli e la protagonista del film Vanina Vanini, di Roberto Rossellini.

Negli anni ottanta vi furono ambientati due film del filone vacanziero: Stesso mare stessa spiaggia (1983) di Angelo Pannacciò e Yesterday – Vacanze al mare (1985) di Claudio Risi.

 

FONTE WIKIPEDIA